5 febbraio 2014

LA SCUOLA POPOLARE

La Scuola Popolare di Punto a Capo Onlus offre corsi e seminari di ISTRUZIONE/EDUCAZIONE NON FORMALE.

Cos’è l’EDUCAZIONE NON FORMALE?

Esistono tre tipi di educazione: la formale, la non formale e l’informale. Le iniziative europee nell’istruzione e la formazione sottolineano il ruolo crescente dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita. Mettono in evidenza che l’apprendimento deve comprendere l’intero spettro dell’apprendimento formale, non formale e informale per la promozione della realizzazione personale, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupabilità. Le competenze necessarie per permettere alle persone di informarsi e divenire cittadini attivi e responsabili possono essere acquisite attraverso l’apprendimento a tutto tondo.

I sistemi di educazione non formale sono tutte quelle “attività educative organizzate” al di fuori del sistema di educazione formale. L’Unione Europea si è dotata di un programma per finanziare attività educative non formali per i giovani cittadini dei Paesi membri. L’Italia in questo importante settore è ancora fanalino di coda!

Pur essendo riconosciuti dall’Unione Europea, al pari di quelle formali, come strumenti per raggiungere le 8 Competenze chiave, i sistemi di educazione non formale però non rivestono in Italia lo stesso riconoscimento del sistema formale. Queste attività sono spesso organizzate da enti o associazioni che possono rilasciare certificati di frequenza ma non titoli o qualifiche di studio formalmente riconosciute. Un esempio è il programma Gioventù in Azione dell’Unione Europea che rilascia ai partecipanti alle sue attività l’attestato Youthpass, questo, pur essendo riconosciuto in diversi altri Paesi europei e garantendo ad esempio crediti formativi del sistema educativo formale a chi partecipa ad occasioni di educazione non formale, in Italia non dà diritto ad alcun riconoscimento formale.

L’apprendimento informale, quello che non passa per le tradizionali istituzioni scolastiche, rappresenta la fonte dell’80% della conoscenza complessiva di ciascuno di noi, ovviamente come media, ma soltanto il 20% della spesa totale per l’istruzione. Si tratta di un dato che copre l’intera vita di una persona, e quindi soprattutto quella che va sotto l’etichetta di “formazione permanente” per gli adulti. Ma lo stesso vale anche per i giovani studenti, che imparano molto più rapidamente e in maniera approfondita se non lo fanno solo sui libri: dal “fare” progetti, più o meno scientifici, al lavorare insieme, dal condividere le conoscenze con i coetanei al contribuire a risolvere problemi, l’apprendimento informale si pone oggi come la nuova frontiera dell’educazione.

Cos’è la Scuola Popolare e cosa fa?

La Scuola Popolare è un ambiente amichevole e divertente, in cui si applica l’istruzione non formale per adulti dai 18 ai 100 anni. L’istruzione non formale, ampiamente diffusa e regolamentata in tutta Europa e nel mondo, è ancora poco conosciuta e normata in Italia, anche se la praticano in molti.

Le linee guida europee la definiscono in questo modo: apprendimento erogato nell’ambito di attività pianificate non specificamente concepite come apprendimento (in termini di obiettivi, di tempi o di sostegno all’apprendimento). L’apprendimento non formale è intenzionale dal punto di vista del discente.

Si tratta dell’insegnamento di varie materie di apprendimento slegate a certificati ed esami, per il cosiddetto longlife learning, cioè l’apprendimento e l’aggiornamento costante che sarebbe bene ognuno applicasse durante la propria vita.

Può riguardare le materie più svariate: dalle lingue straniere all’uso del computer, dalla fotografia alla recitazione e così via.

La Scuola Popolare di Punto a Capo Onlus opera ormai da 10 anni ed è sostenuta esclusivamente da insegnanti volontari.

In questi anni abbiamo avuto più di 1.000 studenti, all’inizio prevalentemente anziani con un’età media di 70 ani, oggi la media si è abbassata tantissimo, con molti ragazzi tra i 20 e i 40 anni, ma abbiamo sempre dei ‘super studenti’ anche di 80 anni!

Istruzione non formale come necessità nella vita e nel lavoro.

Il perché la media si sia abbassata è semplice: l’istruzione informale è sempre più necessaria nell’ambito lavorativo.

Negli anni passati, era più un hobby che si concedevano prevalentemente i pensionati per accrescere la conoscenza di una o più materie a cui non si erano potuti dedicare prima. In questi anni, la necessità di conoscere le lingue straniere (in special modo l’Inglese), di sapere usare in modo adeguato il computer, di imparare nuove abilità utili, come creare un sito internet, sono diventate una necessità primaria per l’accrescimento delle proprie competenze personali sul posto di lavoro o per trovare un lavoro, quindi l’età media dei nostri studenti si è abbassata.

Inoltre, l’ambiente informale e amichevole che si crea nelle classi, consente di apprendere divertendosi, facendo nuove amicizie e senza alcun tipo di ‘stress da prestazione’.

Imparare senza stress e facendo nuove amicizie.

Il fatto che le classi siano in genere composte da un minimo di 4 ad un massimo di 8 studenti, fa sì che l’insegnate possa seguire tutti, creare un piano di studio su misura per la classe e vada avanti con il programma a seconda della risposta degli studenti.

L’attenzione ad ognuno è il nostro punto di forza.

Non c’è differenza tra docente e discente, insegnanti e studenti sono tutti sullo stesso piano, come in una squadra dove chi sa mette a disposizione degli altri le proprie conoscenze e si va avanti tutti insieme.

L’insegnante volontario mette passione e cura nel suo compito e guadagna tantissimo sia in fatto di esperienza professionale che dal punto di vista umano.

È uno scambio, un do ut des, spesso non pienamente percepito dall’esterno, ma lampante per chi opera in questo settore.

La diffusione dell’istruzione e della cultura come fattore d’inclusione sociale.

La divulgazione dell’istruzione e della cultura a tutti è uno dei fattori sociali più inclusivi. Nelle nostre classi ci sono soggetti anche con storie pesanti alle spalle, disabili mentali, soggetti con disagio sociale, che fanno parte di programmi di collaborazione con altre associazioni o enti specifici, ma sono come chiunque altro e  loro problemi sono a nostra esclusiva conoscenza.

L’integrazione si fa soprattutto così: grazie all’aggregazione, al fare squadra uniti nel raggiungere un obiettivo, nel sentirsi tutti uguali e diversi.

Ecco che la Scuola Popolare non è più solo un passatempo, diventa una missione applicata ad ogni età, situazione, capacità. Diventa un modo per crescere insieme.

E per chi ha problemi economici?

Non avendo una sede pubblica, siamo vincolati al pagamento dell’affitto e delle bollette e tutti i soldi che entrano vanno a coprire una spesa mensile che si aggira sui 1000.00 euro. Questo significa che non possiamo permetterci nemmeno di fare pubblicità e chi viene da noi lo fa perché ci trova su internet o grazie al passaparola dei nostri soci e studenti.

Questo ha fatto sì che finora i Corsi ed i Seminari siano stati erogati in cambio di un contributo minimo, ma indispensabile per poter continuare l’attività (30,00 euro al mese a studente).

Purtroppo, con i sopraggiungere della crisi economica, molti studenti hanno perso il lavoro e hanno serie difficoltà a seguire i corsi, perché non possono permettersi di spendere nemmeno quei 30 euro. Per molti un Corso di Inglese o di Informatica è indispensabile per poter trovare un altro lavoro, anche online. Per alcuni abbiamo previsto una frequenza gratuita totalmente a nostro carico, ma calando le iscrizioni non possiamo più permetterci di estendere questa importante opportunità.

Vorremmo avere finalmente dei finanziamenti che riconoscano la valenza di questi corsi di formazione e permettano a chi è in difficoltà di accedervi gratuitamente e a chi non ha problemi, di pagare comunque meno e magari usufruire di più corsi invece di uno.

Inoltre, vorremmo avere i fondi per pubblicizzare il più possibile questa opportunità, cosa che attualmente non possiamo fare.

All’uopo stiamo chiedendo finanziamenti a vari enti e fondazioni che seriamo riconoscano finalmente la valenza del nostro operato sul territorio in questi 10 anni.

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